Recensione – Star Wars: L’Ascesa di Skywalker, la Forza sarà con te… sempre!

Ci siamo, l'atto conclusivo della saga degli Skywalker

Star Wars: L’Ascesa di Skywalker avrà accontentato i fan dopo Gli Ultimi Jedi, che ha deluso molte persone senza fornire particolari risposte alle tante domande su questa nuova saga? Scopritelo nella nostra recensione senza spoiler!

É strano sedersi sulla poltrona del cinema, leggere alla scritta “tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…”, leggere i titoli di testa di Star Wars: L’Ascesa di Skywalker accompagnati dall’ormai iconica traccia. Sono rimasto pietrificato davanti a quelle scritte, pensando: “è davvero l’ultimo capitolo della saga?” Ebbene si, Episodio IX rappresenta l’ultimo capitolo della saga Skywalker iniziata nel lontano 1977 da George Lucas con Una Nuova Speranza, che rappresenta un grande pezzo di storia del cinema.

Fattore nostalgia a parte, è tempo di concentrarsi sul presente, sull’ultimo film della saga, quello più importante e che determina tutto, quello che secondo molti fan ha il compito di “salvare” la trilogia sequel, oggetto di mille polemiche che ha ampiamente diviso il pubblico.

J.J. Abrams torna alla regia di questo film (dopo aver diretto Il Risveglio della Forza), scrivendo la sceneggiatura con Chris Terrio e chiedendo preziosi consigli a George Lucas. Si tratta di un film che cammina sul filo del rasoio, con dei rischi altissimi: oltre a chiudere un’intera storia, ha anche il compito di dare risposte logiche e sensate a domande lasciate in sospeso da Gli Ultimi Jedi. E’ passato qualche anno ormai dagli eventi del film di Rian Johnson, il Primo Ordine guidato da Kylo Ren si prepara a porre fine alla guerra, mentre la Resistenza cerca alleati per provare a ribaltare la situazione. Se da un lato abbiamo uno scontro che deve volgere al termine, dall’altro abbiamo due personaggi – Rey e Kylo Ren,  ognuno rappresentante del lato della Forza – che dovranno scontrarsi una volta per tutte.

Sarà riuscito J.J. Abrams a realizzare una conclusione soddisfacente per nuovi e vecchi fan, risolvendo anche alcuni dubbi e punti in sospeso lasciati dai precedenti capitoli? Beh, scopritelo in questa recensione senza spoiler del film!

Star Wars: L'Ascesa di Skywalker

Il bene contro il male, la fine di una gloriosa storia e la speranza sono concetti alla base di questo film che fornisce risposte ben precise a domande che i fan si sono chiesti da tempo, come ad esempio “chi era veramente Snoke”, mostrando inoltre tutto ciò che abbiamo sempre sentito e immaginato, ma mai visto approfondito su schermo. Il film segue una base abbastanza lineare e per buona parte mostra il trio Rey-Finn-Poe collaborare insieme in tante situazioni nella galassia.

La prima parte della storia è legata ad un prezioso MacGuffin (naturalmente non riveleremo ulteriori dettagli in merito), in maniera non troppo diversa da Episodio VII, quando si cercava un pezzo di mappa per localizzare Skywalker. Ci sarà quindi ampio spazio per gli scontri tra Kylo Ren e Rey, perennemente connessi dalla Forza come nei capitoli precedenti, che saranno protagonisti di combattimenti con la spada laser molto interessanti, rafforzando ancora di più il loro particolare legame. Successivamente troverà ampio spazio il confronto con Palpatine, scelto per essere il vero villain della saga di Skywalker.

E’ chiaro che questo film ha due protagonisti, uno per ogni lato della Forza: entrambi hanno i loro obiettivi, entrambi sono alla ricerca di qualcosa e alla fine le loro strade si intrecceranno. Al tempo stesso, scopriremo di più sul passato dei vari protagonisti (come Poe), verranno introdotti nuovi volti come Zorri Bliss e personaggi già celebri come Lando Carlissian. Inoltre, vedere Rey, Finn e Poe collaborare nel film ricorda (con le dovute cautele) la “santa trinità” Leia-Han-Luke: i ruoli nelle pellicole non sono troppo diversi, proprio come le dinamiche tra di loro. Questa volta Abrams non ha voluto separarli come è stato fatto in precedenza, una scelta che ha dato i suoi frutti, dato che le interazioni tra i tre sono ottime.

 

Tra le novità di questo film troviamo i Cavalieri di Ren, ma anche Jannah e Zorri Bliss, ognuno con un loro ruolo (più o meno importante) nella trama. Incontreremo Jannah quando i nostri eroi andranno verso il relitto della Morte Nera e, esattamente come Zorri Bliss, sarà di grande aiuto. Per quanto riguarda invece i Cavalieri di Ren? Delusione totale, personalmente parlando. Introdotti da Abrams in Episodio VII, vengono descritti come ex Jedi che hanno seguito Ben Solo verso il Lato Oscuro. Se in Episodio VIII non vengono mai mostrati, in questo film la loro presenza è del tutto inutile, limitandosi ad essere guardie personali di Kylo Ren, senza una spada laser ma con armi tradizionali (nonostante fossero ex Jedi), senza un’identità rivelata e con un ruolo nel film minimo: come detto, inutili. Stesso discorso va fatto per i Sith Trooper, squadra d’elite dell’Imperatore pubblicizzati dal merchandise di Star Wars.  Paradossalmente, hanno trovato più spazio in fase di promozione rispetto che al montaggio finale.

A livello di trama, credo che Abrams abbia trovato una soluzione che può fare da compromesso a tutti, anche se il fandom di Star Wars è difficile da accontentare ed alcune scelte faranno sicuramente discutere (sui social sono già iniziate le prime lamentele per determinati passaggi di trama).  Le decisioni che ha preso il regista sono state equilibrate, senza fare scelte stravolgenti, chiudendo ogni trama lasciata aperta dai precedenti capitoli con la giusta quantità di approfondimenti – anche se in un caso specifico, avremmo voluto scoprire qualche dettaglio in più su un determinato personaggio.  Un film che comunque si presenta molto emozionante grazie a rivelazioni inaspettate, colpi di scena, graditi ritorni, ed un finale pieno di ricordi.

Dare la giusta conclusione per una saga di 42 anni non deve essere stato affatto facile, ma il terzo atto del film è caratterizzato da una grande intensità e da tante emozioni, con alcuni momenti malinconici che ci riportano alla saga originale. Ultima, ma non per importanza è Leia: Il generale Organa consoliderà ancor di più il suo legame con Rey, cercando di completare l’addestramento della ragazza. La morte di Carrie Fisher ha limitato molto Abrams nelle scelte ed il regista ha dovuto attingere esclusivamente al girato dei precedenti film. Se in Episodio VII viene dato ampio spazio per Han Solo, mentre in Episodio VIII a Luke, in Episodio IX è ovviamente Leia ad avere un impatto determinante, un chiaro messaggio di come la nuova trilogia rappresenti è una transizione dal vecchio al nuovo, dei vecchi eroi di guerra che cercano di spianare la strada e istruire i giovani ribelli che verranno.

Episodio VIII ha messo in difficoltà questo film? A mio avviso sì.

Recentemente Kathleen Kennedy, presidente della Lucasfilm, ha difeso il lavoro di Rian Johnson per Gli Ultimi Jedi affermando di aver apprezzato le scelte audaci del regista, decisioni che evidentemente non hanno trovato della stessa opinione J.J. Abrams, che in alcuni casi le ha definite “superficiali”. Se dobbiamo trovare un errore nell’ottavo capitolo, è quello di trattare determinati argomenti in maniera poco chiara e superficiale per concentrarsi su altro, lasciando quindi a L’ascesa di Skywalker l’arduo compito di risolvere passaggi chiave dal punto di vista della narrativa.

In pratica Abrams ha dovuto condensare le risposte che avrebbe dovuto fornire Episodio VIII insieme alla trama IX in un unico film, andando a “tappare” quei buchi che sono stati lasciati in precedenza. Questo ovviamente ha avuto un impatto per lo sviluppo della trama, che in determinati passaggi appare fin troppo veloce e poco comprensibile: nel primo atto ci troviamo davanti a tantissime scene di una scarsa durata una dopo l’altra, che cercano di spiegare brevemente ciò che è successo, svelando dettagli su Snoke, su passaggi dei precedenti film e ponendo delle basi solide per il resto della pellicola. Fortunatamente l’identità di Rey è stata trattata con più cura, ma i primi minuti mi hanno fatto pensare: “che film sarebbe stato senza quell’Episodio VIII?” Non lo sapremo mai, ma ci sentiamo di fare dei grandi complimenti ad Abrams perché non è mai facile trovare risposte coerenti al lavoro di altri registi.

Qui non si mescolano più le carte cercando di sovvertire la formula, non si gioca più sull’ironia e sulle battute, il film ha cambiato radicalmente la sua natura diventando più serio e lasciando quindi poco spazio all’umorismo, se non per qualche situazione (mai forzata) veicolata da alcuni personaggi come C-3PO. Il film comunque mantiene dei toni cupi (soprattutto nel terzo atto) che non lasciano spazio a tanto umorismo: quello che si percepisce è paura, la sensazione di dover sopravvivere, una responsabilità enorme ed al tempo stesso una fragilità emotiva. Lo scopo del regista è quello di colpire lo spettatore con un’escalation di emozioni che ti permettono di vivere intensamente ogni singola esperienza e sentirti quasi parte del film.

Uno dei pregi del lavoro di Abrams è sicuramente la caratterizzazione dei personaggi, sopratutto di Rey. Sembra passata una vita da quando incontrammo quella ragazza su Jakku, addestrata da una leggenda come Luke Skywalker e pronta a porre fine ad una guerra che dura da migliaia di anni… insomma, ne ha fatto di strada questa ragazza. In questo ultimo capitolo, non si tratta esclusivamente di combattere Palpatine, Kylo Ren, ma di affrontare sé stessa. Durante il film verrà esplorato il lato più umano e fragile della ragazza (chissà se riguarderà anche Dark Rey…); se per Luke è stato abbastanza facile affrontare sé stesso in Episodio V, Rey si troverà soffocata dalla sua identità e dal suo ruolo nel conflitto Jedi-Sith, il tutto accompagnato dalle costanti manipolazione di Ben, che continua a volerla al suo fianco. La ragazza avrà delle vaghe visioni del suo passato, che metteranno ancora di più in dubbio tutto ciò in cui credeva. A livello narrativo l’ho trovata completa, un buon arco narrativo strutturato in maniera migliore rispetto a quanto hanno fatto in precedenza gli altri due film, con maturità e con un pizzico di umanità e fragilità in più.

Parlando invece di Kylo Ren, il ritorno della maschera lascia già presagire che in questo film vedremo un po’ Kylo e un po’ di Ben. Ci troviamo davanti ad un personaggio molto complesso, che ad inizio film ha le idee chiare su ciò che vuole ottenere: potere e distruzione di tutto ciò che gli impedisce di governare. Come vi ho spiegato anche in occasione degli altri film, è sbagliato fare paragoni con Darth Vader, si tratta di personaggi troppi differenti, ma la bellezza di Ren è quella di mostrare la fragilità di un ragazzo e la sua paura mentre cerca di farsi forza e proseguire per la strada che ha scelto. Esattamente come Rey, anche Ben ha un ruolo da protagonista di questa storia, in cui ha deciso di dar voce all’oscurità dentro di sé. Nel film viene fatto riferimento anche a questo: il modo in cui viene affrontato il proprio lato oscuro e l’accettazione di ciò che si è.   A parer mio rimane comunque il miglior personaggio della trilogia, gestito in maniera intrigante e umana fin da subito. La sua caratterizzazione però in questo film mi ha un po’ deluso: è difficile rivelare troppo senza fare particolari spoiler, ma ci sarà un evento in particolare che personalmente ho trovato estremamente frettoloso e poco elaborato ed approfondito come invece doveva essere.

Nonostante ciò, tratta di uno degli elementi più riusciti in questa trilogia: anche grazie all’interpretazione di Adam Driver il personaggio risulta convincente nel suo arco narrativo, ma proprio sul finale, complice la fretta di chiudere questo film, c’è stata forse un po’ troppa leggerezza nelle scelte.

L’idea di ritrovare Palpatine in questo film ci ha sorpreso, si tratta comunque di uno dei più grandi Sith della storia e la sua presenza è più che da semplice guida per Kylo Ren. Per la prima volta vediamo tutto il suo vero potenziale, limitato nella trilogia prequel e quasi inesistente in quella principale. Abrams comunque ci mostra un villain decaduto, nascosto in un angolo buio della galassia, ma sempre pronto per le sue manipolazioni e per attuare i suoi piani. Anche se alcune domande riguardo al suo ritorno non trovano risposta, l’ormai ex Imperatore ha ottenuto il giusto spazio nella trama, senza essere troppo ingombrante e centralizzato. Il suo coinvolgimento ha pienamente senso per il tipo di film che ha voluto raccontare J.J. Abrams.

Visivamente questo nono capitolo è ottimo: per buona parte del film le atmosfere sono cupe e “fredde”, ma non mancano anche momenti più colorati e variopinti. Le battaglie spaziali tra centinaia di Star Destroyer e Ribellione sono a dir poco incredibili, proprio come i numerosi duelli con le spade laser, ma anche inseguimenti e sparatorie non sfigurano.

Ultimo, ma non per importanza, è il lavoro di John Williams, maestro compositore delle colonne sonore dei film. Sicuramente la sua impronta ha dato una bella sferzata, con una soundtrack elaborata in maniera perfetta e estremamente coinvolgente, senza mai tradire i temi classici della saga e completando le scene con ritmi che variano da quelli più calmi e leggeri a quelli più movimentati e cupi. In certi momenti si possono anche rivivere le musiche dei film precedenti, con dei chiari omaggi sopratutto alla trilogia principale. Ma parliamoci chiaro: tutta la trilogia sequel è un omaggio a quella originale, con alcuni momenti di puro fan-service.

In conclusione, al netto di alcune scelte che faranno sicuramente discutere, Star Wars: l’Ascesa di Skywalker rappresenta un finale soddisfacente per la saga. Non è un film perfetto, complice anche una gestione della saga travagliata e (almeno apparentante) senza una chiara visione d’insieme e soffre di una storia fin troppo piena di elementi, ma regala tante emozioni, ottime sequenze d’azione e grandi interazioni tra personaggi.

Siamo alla fine di questo lungo viaggio e un po’ il dispiacere sale quando si arriva alla conclusione. La trilogia sequel è stata molto movimentata, fatta di scelte che non sono sempre state condivise dai fan, di tematiche già viste e dall’assenza di vere novità su molti fattori. Sicuramente ci sono stati degli spunti interessanti, personaggi che comunque si sono rivelati all’altezza del franchise che hanno portato ad un finale giusto, ma questo serva da lezione a Lucasfilm e Disney: per migliorare c’è bisogno di rischiare di più e di cambiare formula. E’ sbagliato pensare che Star Wars possa basarsi solo ed esclusivamente sul concetto di Forza e sugli Skywalker, perché Guerre Stellari è molto di più: un mondo che rappresenta anche la società di oggi, un mondo vasto e variopinto, come sta mostrando anche The Mandalorian, che episodio dopo episodio ha introdotto tante piccole situazioni inedite nella galassia lontana lontana. La serie tv sviluppata da Jon Favreau insegna che bisogna spostarsi anche su concetti nuovi, perché il pubblico oggi ha bisogno di novità, di una ventata di aria fresca e di non essere troppo incollato al passato. L’idea di rivedere i nostri eroi d’infanzia è senza alcun dubbio intrigante, ma questo ha dato vita a tre film controversi, che forse si basano troppo sulla trilogia originale.

Siamo alla fine di questo viaggio, la fine di una bellissima saga che ha accompagnato la nostra infanzia, ma anche chi ha scoperto Star Wars da poco. Sarà dura adesso tornare al cinema e pensare che non rivedrò più l’insolenza di Han Solo, il Millennium Falcon, gli Skywalker, C-3PO ed R2-D2, la Resistenza contro il Primo Ordine, Jedi e Sith. Ben venga il nuovo, un nuovo sguardo al futuro ma con il passato che rimarrà per sempre nei nostri cuori. Lo abbiamo sentito tante volte, è diventata una frase storia per noi: cala il sipario, si spengono le luci, finisce ufficialmente la saga Skywalker e come sempre…

… che la Forza sia con Voi!

 

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